Tre comari (pomeriggi d'estate)

scritto da Aureliano
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"sorre" termine dialettale di sorella.
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Testo: Tre comari (pomeriggi d'estate)
di Aureliano

Le due di pomeriggio, era d’estate
profumo di caffè
riunione di comari una due e tre.

Gracchiava ad alta voce zia Maria
schifata della figlia:
“È sempre in giro a far la porcheria,
in casa ad ogni ora è una guerriglia
lei fugge lesta lesta per la via,
nessun che se la piglia,
difesa da mia sorre, amata zia
ma se l’acciuffo sai quante pedate”.

La moka in cucinino in piena estate,
fischiava quel caffè,
sedute le comari, erano tre.

Rispose a zia Maria comar Juanna:
“Mio figlio sfaticato,
vuol farmi fessa, certo non m’inganna,
ha pure un fidanzato;
i tempi odierni sono una condanna,
è proprio uno screanzato,
perché ha lasciato Anna?
I maschi con i maschi, puttanate."

E l’afa tormentava in quella estate
zucchero nel caffè
sedute e disperate tutte e tre.

Il turno del lamento a zia Peppina:
“Miei figli son partiti all’altro mondo,
spariti in Argentina;
il padre più non parla, è furibondo,
neanche una cartolina
a noi che genitori andiamo a fondo,
prendiam la medicina
che ci fa sopportare le giornate."

Le due del pomeriggio, arcigna estate
squisito era il caffè,
vociavan le comari sempre in tre.

Tre comari (pomeriggi d'estate) testo di Aureliano
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